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Calzini contro gli stereotipi

Grazie agli amici di “Flashbook – letture a ciel sereno” (la cui pagina fb potete ammirare all’URL https://www.facebook.com/flashbook.italia)

ci siamo decisi anche noi a mettere in scena il nostro primo flashbook.

Che cos’è un flashbook? Semplice, si prendono sottobraccio i libri, si va in un posto, preferibilmente bello, assolato e con un bel prato verde, in una bella mattina (e noi siamo stati fortunati, ché era bellissima), si legge. E i bambini, se stanno da quelle parti, arriveranno. Perché per esperienza personale ormai sappiamo che la lettura di un bel libro ad alta voce attira i bambini come una calamita illustrata e irresistibile.

Noi c’eravamo: l’occasione, questa volta, era una decisa presa di posizione contro gli stereotipi di ogni tipo, per raccontare ai bambini, tramite delle splendide storie, quanto è bella la diversità.

I titoli che abbiamo letto ce li abbiamo in libreria: i bambini li hanno apprezzati tanto e siamo certi che li hanno capiti. Se riuscite a rinunciare all’albo da colorare, la prossima volta che entrate in libreria, magari fateci un pensiero: faranno del bene anche a voi.

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Riflessioni del lunedì: “qualcosa”

In libreria nell’ultimo mese si è verificato un fenomeno strano, che mi spinge a pormi delle domande.

Diverse clienti entrano a chiedermi “qualcosa su Peter Pan”. Alché io rispondo che sì, ho il libro, una bella edizione Mondadori di Peter Pan di J.M.Barrie.

Ma non è quello che cercano: loro vogliono QUALCOSA su Peter Pan.

Ci ho riflettuto e ho considerato che il qualcosasu è uno dei principali spauracchi che rendono la vita di noi librai (in)degna di essere vissuta. Il cliente che entra a chiederti qualcosasu non solo non cerca libri, ma proprio non li conosce, non li frequenta, non li apprezza. Questo tipo di cliente è cresciuto nella terra del merchandising, dove le storie si trasformano in loghi con un solo tocco di bacchetta magica. Questo cliente gira libero per le strade declamando slogan; questi slogan sono “gadgets, non libri”, “albodacolorare, non storie”.

Ora.

C’è soltanto una cosa che io vorrei dire a questo tipo di cliente, mentre lo osservo nel suo prosperare:

 

“Non so se tu abbia mai visto la pianta della mente d’una persona. A volte i dottori disegnano piante di altre parti di te stesso, e la tua pianta può diventare profondamente interessante; ma sorprendili mentre tentano di disegnare la pianta della mente di un bambino, che non solo è confusa, ma si muove continuamente. Ci sono linee a zigzag, come quelle che segnano la tua temperatura su un grafico, e queste sono forse strade nell’isola; perché il Paese-che-non-c’è è sempre più o meno un’isola. Naturalmente ci sono molti generi di Paese-che-non-c’è. Quello di John, per esempio, aveva una laguna, e sopra voli di fenicotteri sui quali lui sparava, mentre quello di Michael, che era molto piccolo, aveva un fenicottero, e sopra di esso volavano le lagune. John viveva in una barca rovesciata sulla spiaggia, Michael in una capanna indiana, e Wendi in una casa fatta di foglie molto ben cucite insieme. John non aveva amici, Michael aveva amici di notte, e Wendi aveva un lupacchiotto abbandonato dai suoi genitori; ma in compenso tutti i Paese-che-non-c’è hanno una rassomiglianza di famiglia, e se stessero fermi in fila diresti che hanno lo stesso naso, e così via.

Su queste magiche rive i ragazzi si divertono a tirare le loro barche. Noi pure ci siamo stati; e anche se mai più vi approderemo, possiamo ancora sentire la voce dei marosi.”

 

Peter Pan, di James Matthew Barrie