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Certi bambini

I bambini ti obbligano alla precisione maniacale: non sentono ragioni. Quindi ci pensano un attimo su e ti dicono: “Io questo non libro non lo conosco. Per caso l’hai letto di martedì o di giovedì?” Sì, deve essere così, l’ho letto di martedì o di giovedì. “Perché il martedì e il giovedì stavo ad atletica.”

Certi bambini sono precisi: loro sanno che non c’è il leone nella giungla. Ma sono disposti a crederci insieme a te, se fai la faccia giusta mentre glielo dici. Sono disposti a credere al leone e ad aggiungere una pantera, la volpe, il gufo e il serpente a sonagli. Sanno che se ti arrotoli i pantaloni fin sopra il ginocchio è perfettamente plausibile, in quel momento, che si attraversi un mare di fango.

Ci sono bambini affettuosi, educati, risplendenti. Solitamente i loro genitori sono affettuosi, educati, risplendenti. Certi bambini sono pieni di gesti che ti stravolgono un pochino, arrivano da lontano gridando “Claudiaaaaaaa ecco un’abbraccio volante!”, per cui non puoi fare altro che sollevarli per aria e farli girare. Ci sono bambini che portano al picnic i biscotti che hanno preparato da soli, una sacca con i libri, una macchina fotografica. Ci sono bambine alle quali, se fai un complimento per il loro vestitino, viene naturale risponderti grazie e fare una piroetta.

Quando leggi un libro ai bambini qualcuno si stuferà, si metterà a parlottare e magari si alzerà in piedi. Ma tu non dovrai preoccuparti perché, se sposterai appena lo sguardo, ci saranno senz’altro certi altri bambini che ti stanno fissando con occhi scintillanti, pronti, impazienti di scoprire che cosa succede dopo.

Lo sguardo di certi bambini dice sempre “e poi?”, “e poi?”

E a ogni cosa che si fa insieme ti chiedono “E adesso che cosa facciamo?”

Finché dalla stanchezza si crolla.

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Che te lo dico a fare

Entrano due mamme:

– Vorremmo sapere qualcosa degli eventi di questa settimana!

Io spiego coscienziosamente tutto, e loro:

– No, perché mia figlia vorrebbe fare qualcosa di pratico… ha 7 anni!
– Certo, sabato ci sarà la lettura in tenda e un laboratorio di riciclo creativo adatto alla sua età! (gliel’avevo già spiegato)
– Ah, quindi le cose pratiche le fate solo per i bambini più piccoli… per i grandi fate le letture!
(mantenere calma) Ma no, io abbino sempre la lettura a un laboratorio pratico… per esempio, sabato c’è il riciclo creativo.
– … Ah sì?

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Scatole cinesi

“Ah, quindi state aperti la mattina?”
“Sì, ma ieri e l’altro ieri la libreria è rimasta chiusa di mattina perché io ero a Bologna, in fiera.”
“Perché siamo venuti la mattina e stava chiuso.”
“Sì, ma ieri e l’altro ieri erano giornate particolari perché io ero in fiera a Bologna. Normalmente il martedì e il mercoledì mattina apriamo.”
“Quindi che giorni state aperti la mattina?”

 

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Riflessioni del lunedì: “qualcosa”

In libreria nell’ultimo mese si è verificato un fenomeno strano, che mi spinge a pormi delle domande.

Diverse clienti entrano a chiedermi “qualcosa su Peter Pan”. Alché io rispondo che sì, ho il libro, una bella edizione Mondadori di Peter Pan di J.M.Barrie.

Ma non è quello che cercano: loro vogliono QUALCOSA su Peter Pan.

Ci ho riflettuto e ho considerato che il qualcosasu è uno dei principali spauracchi che rendono la vita di noi librai (in)degna di essere vissuta. Il cliente che entra a chiederti qualcosasu non solo non cerca libri, ma proprio non li conosce, non li frequenta, non li apprezza. Questo tipo di cliente è cresciuto nella terra del merchandising, dove le storie si trasformano in loghi con un solo tocco di bacchetta magica. Questo cliente gira libero per le strade declamando slogan; questi slogan sono “gadgets, non libri”, “albodacolorare, non storie”.

Ora.

C’è soltanto una cosa che io vorrei dire a questo tipo di cliente, mentre lo osservo nel suo prosperare:

 

“Non so se tu abbia mai visto la pianta della mente d’una persona. A volte i dottori disegnano piante di altre parti di te stesso, e la tua pianta può diventare profondamente interessante; ma sorprendili mentre tentano di disegnare la pianta della mente di un bambino, che non solo è confusa, ma si muove continuamente. Ci sono linee a zigzag, come quelle che segnano la tua temperatura su un grafico, e queste sono forse strade nell’isola; perché il Paese-che-non-c’è è sempre più o meno un’isola. Naturalmente ci sono molti generi di Paese-che-non-c’è. Quello di John, per esempio, aveva una laguna, e sopra voli di fenicotteri sui quali lui sparava, mentre quello di Michael, che era molto piccolo, aveva un fenicottero, e sopra di esso volavano le lagune. John viveva in una barca rovesciata sulla spiaggia, Michael in una capanna indiana, e Wendi in una casa fatta di foglie molto ben cucite insieme. John non aveva amici, Michael aveva amici di notte, e Wendi aveva un lupacchiotto abbandonato dai suoi genitori; ma in compenso tutti i Paese-che-non-c’è hanno una rassomiglianza di famiglia, e se stessero fermi in fila diresti che hanno lo stesso naso, e così via.

Su queste magiche rive i ragazzi si divertono a tirare le loro barche. Noi pure ci siamo stati; e anche se mai più vi approderemo, possiamo ancora sentire la voce dei marosi.”

 

Peter Pan, di James Matthew Barrie

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Libri che non comprerete ai vostri bambini: la principessa e lo stereotipo

Libri che non comprerete ai vostri bambini: la principessa e lo stereotipo

Sembra proprio che a voi genitori gli stereotipi di genere piacciano tanto: i libri sono per bambine se parlano di principesse, per bambini se parlano di pirati.
Io invece in questa libreria ne ho viste cose che voi genitori non potreste neanche immaginare, ho visto bambine pirata col pantalone a righe e la benda sull’occhio, ho visto bambini incantati dai modi di fare “delle femminucce”, che pertanto, intuendone saggiamente la convenienza, tentavano di imitarne la delicatezza.
Qualche pomeriggio fa ero con l’adorabile Emilia e un altro paio di bambine, e l’occhio ci è caduto su questo libro della casa editrice Settenove, specializzata in libri, come dire, incantevoli.
C’era una principessa stufa del rosa, e stufa anche di essere una principessa.
Voleva viaggiare e vestirsi di verde e di viola.
Tutti le dicevano che le principesse sono delicate come una rosa.
E lei: ma io non sono un fiore, sono una bambina!

Del resto della storia non vi dico niente: soltanto che le bambine tacevano rapite, perfino una così piccola da non reggersi neanche in piedi, che ascoltava mentre la tenevo sulle ginocchia. E che alla fine i principi azzurri smettono gli abiti azzurri e decidono di vestirsi… di rosa!

“C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa?”, Settenove edizioni.

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Le disgrazie non vengono mai sole

Ore 18:00 circa di un cupo martedì di febbraio. Entrano mamma, bambina di circa 4 anni, bambina di circa 9/10 anni. Si avvicinano direttamente ai libri di Mia&Me (cartone animato) senza neanche guardarsi intorno.

“Ehhh a mamma ma queste sono storie, per te non vanno bene… tu non sai leggere! Signorì non avete qualcosa da colorare?” 

Io porgo il libro dalla colorare alla bambina senza proferire parola.

“Mamma ma io voglio la storia!”
“E poi chi te la legge?”
“Tu!”
“Ehh io… se se. Tu a mamma invece che vuoi?”
Bambina grande (con profondissima nota di noia nella voce): “Niente, niente… tanto mica mi metto a leggere!”
“Vuoi quelli di Violetta a mamma?”
“Noooo già li tengo tutti!”

Ore 18:15 circa di un cupo martedì di febbraio. Entra coppia di nonni. 

“Vorremmo i tre porcellini, ci sta la versione da 90 centesimi?”
“Sì sì certo eccola qua.”
“E prendiamo pure qualche altra cosa! Che ci sta sempre da 90 centesimi?”
“Cappuccetto rosso, Cenerentola, Biancaneve…”
“No no no… quello è UN MASCHIO!”